Gli interni del Campanile di Giotto e della Cupola di Brunelleschi vertevano in condizioni di degrado e sporcizia, deturpati da scritte, graffiti, lesioni sui muri, scagliature delle pietre, muffe e guano. Per la prima volta nella storia del monumento è stato effettuato un vero e proprio intervento di rimozione delle scritte e dei graffiti non storicizzati presenti sui vari tipi di supporto: marmo, pietra, laterizio, bronzo, ferro, intonaco e legno.

L’analisi effettuata ha permesso di classificare gli agenti imbrattanti utilizzati sulle superfici del monumento per realizzare i graffiti secondo varie tipologie: vernici spray, vernici a pennarello, penne, pastelli a cera, matite e rossetti.

 

Il procedimento di rimozione delle scritte e di pulitura delle superfici imbrattate è un’operazione che può prevedere più fasi d’intervento, attraverso l’uso di tecniche e strumentazioni diverse, fino al raggiungimento del livello di pulitura desiderato nel rispetto delle superfici originali. Si tratta di interventi lunghi e complessi che spesso, a seconda della penetrazione del prodotto all’interno della superficie, non riescono a cancellare completamente il danno prodotto, ma solo a renderlo meno visibile.

Il metodo più idoneo per rimuovere la tipologia di graffiti descritta è l’utilizzo di un gel a base di glicoli con un livello minimo di tossicità che deve essere tenuto a contatto della superficie per circa 10 minuti. A seconda della tipologia di scritta potrebbero essere necessari più passaggi per ottenere un buon risultato. La formulazione in gel consente una maggiore permanenza sulla superficie imbrattata facilitandone la rimozione con il rigonfiamento delle vernici. L’applicazione è eseguita a pennello e l’asportazione dei residui di pulitura è resa possibile con l’ausilio di cotone asciutto e spazzolini a setole morbide, seguiti dal successivo lavaggio della superficie con acqua demineralizzata e/o acetone. Con questa tecnica si evita lo spandimento di colore sulla superficie e nella porosità del substrato.

 

 

In alcuni casi la composizione di alcuni pennarelli e il degrado del supporto rende necessario l’utilizzo di altre tecniche di pulitura, quale la tecnologia laser che consente risultati rapidi, efficaci e rispettosi del substrato ma che non sempre è attuabile visti gli spazi ristretti. La pulitura laser consiste nella vaporizzazione o fotoablazione delle sostanze da rimuovere dal substrato conservando le patine che si frappongono tra degrado e substrato. In altri casi è necessario combinare le due diverse tecniche, quindi iniziare con il gel per poi terminare la pulitura della superficie con il laser.

L’intervento di pulitura è stato eseguito interamente dalle maestranze dell’Opera di Santa Maria del Fiore sotto la direzione dell’Architetto Beatrice Agostini. Per riportare il Campanile di Giotto allo stato attuale sono stati necessari tre mesi di lavoro e la competenza dello staff di restauratori formato da Marco Bartoli, Tommaso Bogi, Paolo Bussotti, Lorenzo Calcinai, Andrea Dainelli, Claudio Marcelli, Antonio Rimediotti, Roberto Talluri e Cosimo Tosi coordinati da Marcello del Colle.

I graffiti del Campanile di Giotto

Una gallery che documenta lo stato del camminamento interno e dei livelli del Campanile di Giotto prima dell’intervento di pulitura.